
Nel corso del dibattito parlamentare che ha portato all’approvazione della legge 11 settembre 2020, n. 120, di conversione del decreto legge n. 76/2020, cd. decreto Semplificazioni, è stato approvato un emendamento (art. 43-bis) relativo all’accesso alle informazioni sugli alimenti. Si stabilisce, in particolare, che il ministero della Salute deve rendere disponibili, con pubblicazione sul proprio sito web e a cadenza semestrale, dati su alimenti, mangimi e animali vivi destinati al consumo umano provenienti dall’Unione europea o da Paesi terzi, anche riguardo ai nominativi degli operatori che abbiano effettuato le operazioni di entrata, uscita, transito o deposito di tali prodotti.
Premesso che si tratta di misure che non trovano alcuna corrispondenza in altri Paesi dell’Unione europea, la stessa Federalimentare è intervenuta tempestivamente, poiché tale provvedimento rappresenta, senza ombra di dubbio, una violazione delle regole di riservatezza poste alla base delle politiche competitive e di approvvigionamento messe in atto dalle aziende. Oltre a questo, permangono seri dubbi di legittimità anche in termini di concorrenza, trattandosi di dati sensibili acquisiti dal ministero della Salute per scopi di controllo e sanitari, non divulgabili se non in forma anonima o associata.
A giustificare l’adozione di tali previsioni non possono nemmeno essere addotte motivazioni relative alla sicurezza alimentare, in quanto tutti i prodotti importati, sia da Paesi terzi che da Paesi dell’Unione europea, devono rispondere a identici standard di sicurezza definiti da norme comunitarie e nazionali, il cui rispetto è garantito da rigorosi controlli operati dalle autorità competenti. Appare evidente che la pubblicazione di tale elenco nel sito del dicastero contribuirà ad alimentare disorientamento nei consumatori i quali, a causa di una persistente campagna diffamatoria nei riguardi delle importazioni portata avanti da una Confederazione agricola, potrebbero ritenere, erroneamente, che il ricorso alle materie prime provenienti da Paesi terzi sia una minaccia per la salute.
I GRANI IMPORTATI DEVONO RISPONDERE A STANDARD DI SICUREZZA GARANTITI DA RIGOROSI CONTROLLI
Il tema delle importazioni è da sempre oggetto di acceso dibattito e, purtroppo, non è la prima volta che viene strumentalizzato. Con riferimento specifico al nostro settore, sottolineiamo nuovamente che importare frumento costituisce un’assoluta necessità, al fine di rispondere appieno ai fabbisogni dell’industria molitoria nazionale. Dobbiamo rilevare, ancora una volta, che il concetto di sicurezza alimentare è stato utilizzato impropriamente anche da alcune Confederazioni che hanno addirittura gridato alla caduta di un fantomatico “segreto di stato” che, nella realtà, risponde a ben altra definizione, discriminando così agli occhi dell’opinione pubblica imprese che operano invece con impegno costante e grande senso di responsabilità.
Ci auguriamo perciò che le amministrazioni competenti si rendano disponibili a rivedere quanto contenuto nella nuova disposizione e a valutare proposte alternative. In tal senso, Italmopa è pronta a collaborare per individuare una soluzione che apporti realmente maggiore trasparenza e consenta una corretta informazione al consumatore, tutelando al contempo i principi del libero scambio e la riservatezza delle scelte strategiche e commerciali delle aziende.