Editoriale

No ai dazi, sì al dialogo

La querelle tra Stati Uniti e Unione europea sul dossier Airbus-Boeing costituisce una nuova, preoccupante fase dell’escalation delle tensioni in materia di commercio internazionale che, per la prima volta, investe direttamente il comparto agroalimentare italiano: nella fattispecie, rischia di essere gravemente penalizzato in alcuni dei suoi prodotti simbolo, formaggi e salumi in primis.

L’intransigenza sinora dimostrata dall’amministrazione americana nella difesa dei propri interessi commerciali non lascia spazio all’ottimismo e l’invito avanzato dalla commissaria europea (uscente) al Commercio, Cecilia Malmström, a una soluzione negoziale volta ad evitare l’applicazione di misure ritorsive, potrebbe essere palesemente ignorato. Anche perché, contrariamente alla Cina, l’Europa appare, di fronte all’ennesima esibizione muscolare di Washington, in una situazione di oggettiva debolezza, divisa tra interessi nazionali fortemente contrastanti.

L’Europa è in una situazione di oggettiva debolezza

In questo ambito, il nostro Paese sembra in obiettiva difficoltà a causa della notevole rilevanza delle esportazioni nel fatturato dell’industria manifatturiera e di quella alimentare in particolare. Il mercato Usa può essere considerato strategico, essendo di gran lunga il traino principale delle recenti, buone performance dell’export agroalimentare. E tanto più considerando che nell’ultimo decennio il comparto ha registrato un calo dei consumi domestici di 10 punti, superiore di ben 7 punti a quello parallelo dei consumi complessivi del Paese.

Per cui, è del tutto evidente che il settore si è ritagliato, negli ultimi anni, spazi di sopravvivenza e sviluppo in modo pressoché esclusivo proprio sui mercati esteri. La situazione è pertanto chiara, anzi, chiarissima: il contenzioso in atto e il pericolo che si trovi come unica possibile risposta la politica dell’occhio per occhio e della gomitata contro il pugno, rischia di non consacrare nessun vincitore ma di generare solo ferite, alcune superficiali, altre – come quelle che potrebbero essere inflitte all’Italia – molto più profonde.

Un pericolo che non possiamo correre e che, ci auguriamo, possa far riflettere anche coloro, all’interno dei nostri confini, che si nutrono quotidianamente di bieco sovranismo alimentare, dimenticando che potrebbero essere loro le prime tessere del domino destinate a cadere.

 

Cosimo De Sortis

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